Famiglia : Rhincodontidae
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Testo © Giuseppe Mazza
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Eccetto il Mediterraneo, lo Squalo balena (Rhincodon typus) è presente nei mari tropicali e temperati caldi di tutto il mondo © Julian Pietragalla
Lo Squalo balena (Rhincodon typus Smith, 1828) appartiene alla classe dei Chondrichthyes, i pesci cartilaginei, all’ordine degli Orectolobiformes, quello degli “squali tappeto” come Eucrossorhinus dasypogon o Stegostoma fasciatum, così detti per la loro livrea talora fantasiosa e raffinata, ed alla famiglia dei Rhincodontidae che conta solo questa specie.
Il nome del genere Rhincodon nasce dal greco “ρύγχος” (rhynchos), muso, e “ὀδούς” (odous), dente, per le 300 minuscole file di denti che questo gigantesco pesce mostra a mo’ di grattugia sulle mascelle.
Il nome specifico typus ci ricorda, dal greco latinizzato, che ha una forma tipica ed unica, tant’è che i tassonomi hanno dovuto creare una famiglia su misura, tutta per lui.
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È una specie pelagica in continuo movimento alla ricerca del cibo con punti di raduno più frequentati per motivi alimentari o d’accoppiamento © Ernesto Solana
Zoogeografia
Tolto il Mediterraneo, lo Squalo balena è presente nei mari tropicali e temperati caldi di tutto il mondo con dei “punti di raduno” più frequentati, durante le migrazioni, per motivi alimentari e d’accoppiamento.
A titolo indicativo è stato spesso avvistato nel Mar Rosso e lo troviamo nell’Indo-Pacifico dalle coste Africane e il Madagascar all’India e poi in Malesia, Australia, Indonesia, Papua Nuova Guinea, Polinesia ed oltre. Verso Nord è presente nelle acque delle Filippine, dove ad Oslob, visto che si tratta di un animale pacifico, del tutto innocuo per l’uomo, è nato addirittura un ecoturismo con giovani esemplari attirati con gamberetti ogni mattina per la gioia dei sub, e raggiunge poi Taiwan, dove fino al 2008 questi animali si vendevano al mercato del pesce.
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Con 17-20 m di lunghezza ed un peso massimo di 34 tonnellate, è il più grande pesce esistente. Anche la pelle batte ogni record con 15 cm di spessore © Giuseppe Mazza
Ed è proprio da questa lontanissima località che sono partiti, a prezzo di pescato, prima che le convenzioni internazionali lo vietassero, i 6 esemplari destinati all’acquario di Atlanta, in Georgia, che ospita attualmente 2 coppie.
Lo squalo balena è frequente anche nelle acque adiacenti la California e su entrambe le coste del Messico, in particolare fra il Golfo del Messico e il Mar dei Caraibi, dove nel 2011, al largo dello Yucatan, si sono contati oltre 400 esemplari con un incredibile ed insostenibile afflusso di turisti.
Ecologia-Habitat
Rhincodon typus è una specie pelagica in continuo movimento alla ricerca del cibo.
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La testa, larga e piatta con occhi minuscoli, termina con una bocca enorme, larga anche un metro e mezzo, posta anteriormente e non sotto, come in genere fra gli squali © Bert Klangpremchitt
Nuota generalmente in acque a 18-30 °C, fra la superficie e 100 m di profondità, ma può scendere fin verso i 2000 m, con ampi cerchi incrociati a forma di otto, per inseguire branchi di consistenti fonti alimentari. Si avvicina spesso alle coste nei luoghi di passaggio ricchi di krill o dove gli abitanti del reef si riproducono contemporaneamente in massa. Lo troviamo quindi sovente all’entrata di lagune e atolli o alla foce dei fiumi.
Morfofisiologia
Lo Squalo balena è il più grande pesce esistente. Spiaggiato, con l’enorme pinna caudale allungata al suolo, può raggiungere i 20 m di lunghezza, ma in realtà, in mare, con la pinna eretta, pare superi raramente i 17 m. Pesa circa 10 t, con un record di 34 t, anche se poi c’è chi parla di 40 t. La pelle, dura e ruvida al tatto, può raggiungere i 15 cm di spessore.
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Eccola spalancata. Reca 300 file di minuscoli denti, vestigie inutili di un lontano passato, l’alimentazione è affidata ad una struttura filtrante di dentelli sulle lame branchiali © sea-kangaroo
Proporzioni fatte le pinne seguono più o meno lo schema abituale dei pesci con le due dorsali in posizione relativamente arretrata ed enormi pettorali a forma di falce.
La pinna caudale eterocerca, ha il lobo superiore molto più lungo e fornisce, coi movimenti della parte posteriore del corpo, la forza motrice per un nuoto lento a circa 5 km/h.
Rhincodon typus possiede 5 gigantesche fessure branchiali. La struttura, quasi cilindrica, mostra sui lati 3 carene con una vistosa sporgenza verso il peduncolo caudale.
La livrea dorsale è a scacchi grigio-bluastri con macchie bianche, diverse per ogni individuo, mentre la parte ventrale è chiara.
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Quando la superficie è ricca di plancton si posiziona alla verticale e riempendo la bocca d’acqua, che esce filtrata dalle branchie, separa le prede © Giuseppe Mazza
La testa, larga e piatta, con occhi minuscoli rispetto alla taglia, termina con una bocca enorme, larga anche un metro e mezzo, posta anteriormente e non sotto, come generalmente avviene nel mondo degli squali.
In barba alle 300 file di minuscoli denti, vestigie ormai inutili di un lontano passato, l’alimentazione di questo gigante è affidata ad una particolare struttura filtrante formata da solidi dentelli posti sulle lame branchiali. Si nutre infatti principalmente di plancton, soprattutto krill, piccoli pesci azzurri di taglia inferiore ai 10 cm, come branchi di sardine, acciughe e giovani sgombri, ma anche meduse, gamberetti e calamari.
Quando le acque in cui nuota sono povere di cibo, lo cattura avanzando tranquillo a bocca aperta, ma se si accorge che in superficie c’è un lauto pasto in vista, si mette in posizione verticale, quasi affiorante, ed apre la bocca aspirando enormi quantità d’acqua.
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Si nutre di plancton, soprattutto krill, ma anche piccoli pesci azzurri di taglia inferiore ai 10 cm, come sardine, acciughe e giovani sgombri, meduse, gamberetti e calamari © Luis Pérez Berrocal.
Richiudendola questa viene compressa nel cavo orale perché le branchie si aprono solo qualche istante dopo rallentandone l’uscita. Fra i dentelli delle sue lame branchiali riescono a passare solo particelle inferiori ai 2 mm, mentre le altre, per effetto della pressione, scorrono verso la faringe, quasi parallele al filtro, senza intasarlo. Operazione che ripetuta, aprendo e chiudendo la bocca 7-28 volte al minuto, può fruttare anche una tonnellata di cibo al giorno.
Vi sono altri due grandi squali pelagici con alimentazione analoga: lo Squalo elefante (Cetorhinus maximus), che con i suoi 8 m di lunghezza è il secondo in classifica per taglia, e lo Squalo bocca grande (Megachasma pelagios) che s’accontenta di 5 m. La Balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) raggiunge i 33 m, ma è “fuori concorso” perché non si tratta di un pesce ma di un mammifero.
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Rhincodon typus è una specie ovovivipara. Gli embrioni si sviluppano all’interno di uova fecondate protette del corpo materno. Alla nascita i piccoli misurano circa 50 cm © Giuseppe Mazza
Etologia-Biologia Riproduttiva
Rhincodon typus è una specie ovovivipara. Gli embrioni si sviluppano cioè all’interno di uova fecondate protette del corpo materno ed i piccoli vengono espulsi solo dopo la schiusa. Sembra misurino poco più di mezzo metro.
In una femmina sono state trovate circa 300 uova lunghe 42-52 cm e larghe 14 cm con embrioni a diversi stadi di sviluppo. Alcuni neonati, usciti dal guscio, erano già pronti per la vita in mare.
Come tutti gli squali, i maschi dello Squalo balena possiedono due organi copulatori, detti pterigopodi, formati dalla parte posteriore delle pinne pelviche allungate che servono come tubi per incanalare lo sperma nella cloaca della femmina.
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Un giovane. Lo Squalo balena ha alimentato per anni i mercati ittici asiatici par la carne saporita, l’olio estratto dal fegato, zuppe di pinne ed ora è fra le specie in pericolo © Gianemilio Rusconi
Si suppone che dopo l’accoppiamento questa lo conservi per fecondare le uova un po’ alla volta e avere così un flusso di nascite prolungato e costante.
L’accoppiamento di Rhincodon typus è stato osservato due volte a Sant’Elena. Sono pesci longevi che raggiungono la maturità sessuale a 30 anni e sembra possano superare il secolo.
Anche se non si hanno dati precisi, la resilienza della specie è purtroppo molto debole, perché si è calcolato che occorrono più di 14 anni per raddoppiare gli effettivi delle popolazioni.
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Cucciolotto di 3 m con remore attaccate. Rhincodon typus è inoffensivo per l’uomo e in alcune località turistiche, di notte, si attira il plancton con la luce per farli accorrere © Gianemilio Rusconi
Animale che nuota spesso lento in superfice, purtroppo facile d’avvistare e arpionare, lo Squalo balena ha alimentato per anni i mercati ittici asiatici par la carne saporita, l’olio estratto dal fegato, zuppe di pinne e credenze varie e l’indice di vulnerabilità alla pesca, molto alto, segna 87 su una scala di 100.
Rhincodon typus appare quindi dal 2016 come “EN, Endangered” cioè “in pericolo” fra gli animali in via d’estinzione della Lista Rossa IUCN ed è protetto a livello internazionale, ma le stragi del passato, unite alla pesca di frodo, si fanno ancora sentire.
Sinonimi
Rhiniodon typus (Smith, 1828); Rhinodon typicus Müller & Henle, 1839; Rhinodon typicus Smith, 1845; Micristodus punctatus Gill, 1865; Rhinodon pentalineatus Kishinouye, 1901.
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