Famiglia : Serranidae
Testo © Giuseppe Mazza
Oltre ad una delle più piccole cernie esistenti, Cephalopholis fulva, lunga in genere 25 cm, i Caraibi ospitano anche il gigantesco Epinephelus itajara (Lichtenstein, 1822), detto Cernia Golia dell’Atlantico, che raggiunge i 2,5 m di lunghezza e l’incredibile peso di 455 kg, un tempo confusa con Epinephelus quinquefasciatus, specie di taglia analoga del Pacifico orientale.
Appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes ed alla famiglia dei Serranidae, sottofamiglia Epinephelinae.
L’etimologia del genere Cephalopholis nasce dal greco “epinefes”, nuvoloso, con riferimento ai nebulosi disegni mimetici, mentre il termine specifico itajara, che in malese significa “re”, deriva probabilmente dalla confusione con Epinephelus lanceolatus, una cernia dell’Indo-Pacifico leggermente più grande.
Zoogeografia
Anche se purtroppo con popolazioni in declino, Epinephelus itajara ha un areale molto vasto sulle due sponde atlantiche.
In America è presente dalla Florida alle coste meridionali del Brasile, e in Africa dal Senegal al Congo, dov’è talora noto col sinonimo di Epinephelus esonue.
Ecologia-Habitat
La Cernia Golia dell’Atlantico è presente in vari ambienti fino a 100 m di profondità: fondali sabbiosi e formazioni madreporiche, ma principalmente coste rocciose con una predilezione per i relitti delle navi, che usa come tana, e le piattaforme petrolifere.
Accetta anche le acque salmastre e risale le foci dei fiumi. I giovani trascorrono quasi sempre i primi 5-6 anni della loro vita fra le formazioni di mangrovie, un ecosistema molto importante per la sopravvivenza della specie.
Morfofisiologia
Epinephelus itajara ha un corpo robusto e allungato, per lo più brunastro o grigio, con un disegno mimetico marmorizzato a chiazze chiare e scure che negli individui lunghi meno di un metro formano 3-4 deboli fasce verticali sui lati.
Caratteristica è anche la punteggiatura nera più densa sul capo, la parte superiore del corpo e le pinne.
La testa è piatta con una bocca enorme e spesse labbra carnose.
La mascella reca canini ricurvi per afferrare le prede mentre la mandibola ne è priva e reca verso la metà, sui lati, 3-5 file di denti per trattenerle e spezzare i carapaci dei crostacei.
Davanti agli occhi, in apparenza piccoli rispetto alla taglia, si notano vistose narici.
Il preopercolo è seghettato e l’opercolo reca 3 spine appiattite con la centrale più sviluppata.
Vi è una sola pinna dorsale con 11 raggi spinosi e 15-16 molli, più alti, che raggiungono la metà del peduncolo caudale. L’anale, simmetrica, reca 3 raggi spinosi e 8 inermi.
Le grandi pettorali, arrotondate come le pelviche, recano 1 spina e 8-19 raggi molli ed anche l’imponente pinna caudale è tondeggiante.
I giovani sono bruni con bande verticali ben definite.
La maturità sessuale è raggiunta nei maschi verso i 4-6 anni d’età, quando misurano circa 115 cm, e nelle femmine più tardi, a 6-8 anni, quando la loro taglia si aggira sui 125 cm.
Poiché di solito è il contrario, non pare che la Cernia Golia dell’Atlantico sia, come taluni ipotizzano, una specie ermafrodita protogina, con femmine cioè che crescendo possono trasformarsi in maschi.
Etologia-Biologia Riproduttiva
Epinephelus itajara è una cernia che vive generalmente solitaria, nutrendosi di crostacei, per l’80% aragoste, pesci ossei, inclusi i pesci palla, e pesci cartilaginei come le razze, senza tralasciare i polpi e quando capita le giovani tartarughe.
A parte i grossi squali, gli esemplari adulti di grossa taglia non hanno nemici naturali.
È una specie territoriale, e quando i subacquei si avvicinano alla sua grotta o al relitto dove abita, apre minacciosa la bocca col corpo tremante dalla rabbia e se non scappano dalla paura può anche attaccarli.
In effetti il nemico principale della Cernia Golia dell’Atlantico è l’uomo, che l’ha sempre perseguitata per l’ottima carne.
Per la riproduzione si formano delle aggregazioni di alcune dozzine d’individui in località favorevoli alla dispersione delle uova, dove i pescatori, che le conoscono, hanno fatto per secoli stragi senza troppi scrupoli.
Pare che la deposizione avvenga per coppie in piena notte, indipendentemente dalle fasi lunari, con maschi che emettono suoni sordi di richiamo e accarezzano le femmine sulle branchie. Risalgono per un tratto nella colonna d’acqua e le uova fecondate vengono abbandonate alle correnti. Anche le larve sono pelagiche finché non raggiungono ambienti costieri favorevoli come i mangrovieti.
La speranza di vita di questa cernia è di 37 anni, e si parla anche di 50, ma sono dati che si basano contando, come per gli anelli degli alberi, gli anelli di crescita sugli otoliti, concrezioni calcaree poste nell’orecchio interno, nel cranio, che aiutano i pesci a orientarsi e intercettare i movimenti dell’acqua, e il loro esame è purtroppo effettuabile solo su animali morti.
La resilienza della specie è bassa, perché per raddoppiare le popolazioni occorrono 4,5-14 anni e l’indice di vulnerabilità alla pesca, molto alto, segna 70 su una scala di 100.
In Florida si sono trovate grandi concentrazioni di mercurio nei tessuti di queste cernie che potrebbero danneggiarne le capacità riproduttive. Inoltre, a causa delle attività umane lungo le coste, anche le mangrovie sono in declino con gravi conseguenze per i giovani. Epinephelus itajara figura oggi “Vulnerable“, cioè vulnerabile, nella Lista Rossa IUCN delle specie in pericolo.
Sinonimi
Serranus itajara Lichtenstein, 1822; Promicrops itajara (Lichtenstein, 1822); Serranus mentzelii Valenciennes, 1828; Serranus guasa Poey, 1860.