Famiglia : Apodidae
Testo © Dr. Gianfranco Colombo
Dovettero trascorrere quasi 120 anni prima che un ornitologo inglese classificasse il Rondone pallido, distinguendolo dal Rondone comune, determinato tempo addietro da Linneo nel 1758.
Lo fece G. E. Shelley durante la stesura del suo libro “Birds of Africa” pubblicato con l’aiuto di Sclater dopo che l’autore fu colpito da una paralisi che lo rese impossibilitato nel portarlo a termine.
Quindi le deduzioni sulle differenze tra questi uccelli avvennero in territorio africano, dove questo rondone, come tutti quelli del paleartico, si rifugia durante il periodo di svernamento.
La somiglianza fra i soggetti è tale che ancor oggi esperti ornitologi spesso rimangono in dubbio, quando osservano, alti veleggianti nel cielo, questi uccelli e con difficoltà si pronunciano sul nome della specie.
La convergenza evolutiva ha portato diverse specie di volatili ad assumere comportamenti e morfologie simili fra loro, pur mantenendo caratteristiche genetiche che spesso li pongono non solo in famiglie diverse ma, come nel caso delle rondini e balestrucci, in un differente ordine.
I rondoni fanno infatti parte degli Apodiformi mentre le rondini sono Passeriformi.
Il Rondone pallido (Apus pallidus Shelley, 1870) appartiene quindi all’ordine degli Apodiformes e alla famiglia degli Apodidae ed è una delle tre specie che frequentano i cieli d’Europa, insieme al Rondone comune (Apus apus) e al Rondone maggiore (Apus melba). In questo ordine sono raggruppati anche tutti i colibrì e le mellisuga, per un totale di circa 430 specie raccolte in 124 generi.
Vi è molta attinenza fra il Rondone pallido ed il comune e molte sono le caratteristiche che li uniscono: dagli habitat al tipo di alimentazione, dai movimenti migratori, ai luoghi di riproduzione, dai comportamenti sociali alla morfologia.
Uniche piccole differenze, e forse queste sono state gli indicatori che hanno permesso la scissione delle due specie, riguardano il periodo di migrazione e il numero delle covate annue. Tutto il resto, possiamo dire senza ombra di smentite, combacia alla perfezione.
L’etimologia del binomio scientifico Apus deriva dal greco “a”= senza e “pous” = piedi, per la ridotta lunghezza delle zampe e dal latino “pallidus” per il colore nero scolorito, a volte ambrato, della sua livrea.
Il nome comune italiano di Rondone, cioè “grossa rondine” viene dal termine latino “hirundo”= rondine, anche se altri indicano spagnolo “rondar” = andare in giro, per i loro voli vorticosi attorno ai luoghi di nidificazione.
In Europa è chiamato Pallid Swift in inglese, in tedesco Fahlsegler, in spagnolo Vencejo palido, in francese Martinet pâle, in portoghese Andorinhao pàlido ed un simpatico Usuamatsubame in giapponese.
Inizialmente si pensava che questo uccello fosse meno comune di quanto lo sia nella realtà e che il suo territorio fosse relegato ad alcuni luoghi ben distinti dalle aree occupate dal suo più prossimo cugino ma in realtà, come vedremo, la sua diffusione è abbastanza ubiquitaria e le sue popolazioni sufficientemente numerose anche se non presenti in modo continuo.
I rondoni sono uccelli eccezionali nel volo e per i primi due anni di vita, non toccheranno mai la terra e solo quando sentiranno la necessità di nidificare, scenderanno per la prima volta a toccarla.
Spesso l’attività riproduttiva va oltre il secondo anno di vita, per cui il periodo di volo ininterrotto supera facilmente il biennio, infatti quest’uccello, uno dei massimi esperti nell’attività aviaria, mangia, beve, si accoppia e dorme standosene in aria.
L’eccezionalità consiste appunto in queste caratteristiche che lo portano a percorrere distanze incredibili con una facilità innata, superando di gran lunga altri uccelli che del volo hanno fatto la loro vita ma che nulla hanno a competere con i suoi numeri. Pensiamo alle procellarie degli oceani tempestosi oppure alla Sterna artica (Sterna paradisaea) che detiene il primato tra i migratori per la lunghezza della sua rotta che la porta a percorrere anche 90.000 km annui.
Tuttavia, le prodezze del nostro rondone hanno dell’incredibile!
Il Rondone vola orizzontalmente a una velocità media di circa 80 km/h con punte che possono superare i 200 km/h e rallentamenti a 50 km/h, in quanto la sua conformazione alare non permette basse velocità per non incorrere in stalli e perdita di portanza aerea.
Ciò significa che nell’arco delle 24 ore può percorrere comodamente distanze non inferiori ai 1.000 km e nell’anno non meno di 350.000 km!
Se poi aggiungiamo che per la sua longevità può arrivare e superare i 15 anni di età, si può immaginare quali risultati si possano toccare.
Zoogeografia
È sufficiente fare un confronto tra gli areali occupati dai nostri due rondoni, per capire quanto limitato sia quello del pallido e quanto sia invece vasto e vario quello del comune.
Un territorio infinitesimale di pochissime centinaia di migliaia di chilometri quadrati nei quali si colloca a macchia di leopardo, con una presenza sparsa e mai consistente, limitata ad alcune aree con particolari condizioni climatiche, evitando sistematicamente altre che mostrano anche minime variazioni al loro abituale habitat.
Mentre il comune spazia tra le latitudini che vanno da 30° a 70° nord, raggiungendo le tundre polari e longitudine da 0° a 130° est con un territorio infinito di moltissimi milioni di chilometri quadrati, il pallido è rintuzzato fra i 30° e 45° nord e da 0° a 60° long est.
In Europa occupa esclusivamente le coste mediterranee senza superare le Alpi e i Carpazi e solo occasionalmente e sporadicamente i Pirenei ma in misura limitatissima e per pochissimi chilometri. Non si addentra nella penisola balcanica quale fosse una barriera invalicabile ma da sud, seguendo le coste arriva fino alle sponde occidentali dell’Anatolia e con poche popolazioni isolate, nel vicino Oriente e nel Golfo Persico.
Di buona consistenza sono invece le popolazioni presenti sulle coste nordoccidentali dell’Africa fino alle coste ovest della Libia e proseguendo verso est, con isolate presenze fino alla valle del Nilo.
Tutte le popolazioni di questa specie, sia asiatiche sia europee, svernano nell’Africa subsahariana, non superando mai l’equatore, al contrario del suo stretto congenere che procede ben oltre arrivando anche al 30° lat. sud.
Il Rondone pallido trascorre abitualmente sei mesi nei quartieri invernali e sei mesi nelle aree di nidificazione ed è uno dei migratori insettivori che ritardano maggiormente i loro spostamenti verso sud, intrattenendosi a volte nei luoghi natii fino ad ottobre inoltrato.
Il paragone corre immediatamente al Rondone comune che è invece un migratore tra i più ritardatari nell’arrivare sui luoghi di nidificazione (in maggio) ed il più precoce nel ritornare nei luoghi di svernamento (già in luglio).
Appare comunque alquanto difficoltoso dare una collocazione geografica precisa e puntuale a questo uccello, per i motivi ricorrenti che abbiamo già menzionato.
Dapprima la notevole difficoltà a distinguere in volo queste due specie, oggetto spesso di diatribe anche fra gli stessi ornitologi osservatori e poi perché si tratta di due specie particolarmente mobili che possono percorrere centinaia di chilometri ogni giorno solo per accedere, se necessario, a fonti provvisorie di alimentazione.
A volte vengono rilevate presenze in alto mare a centinaia di chilometri dalla costa oppure veleggianti su alte cime dei monti e certamente questi luoghi non sono loro siti di nidificazione.
La specie è politipica e presenta alcune sottospecie legate principalmente alle caratteristiche dei territori occupati.
Apus apus pallidus che occupa una porzione della striscia più meridionale dell’areale, dalle coste africane alle coste del Pakistan, Apus apus illirycus propria delle coste dell’Adriatico ed Apus apus brehemorum la più diffusa che occupa il resto del territorio.
Un ultimo dettaglio che rende l’idea di quanto siano diffuse queste due specie.
Da una rilevazione di BirdLife International del 2004 si legge che le coppie presenti in Italia erano rispettivamente all’incirca max 10.000 per il pallido e max 1.000.000 per il comune su un totale europeo stimato di 39.000 coppie per il pallido e 11.000.000 per il comune.
Valori imparagonabili ed identificativi della commistione esistente fra questi due volatili.
Va considerato che le popolazioni di entrambe le specie godono di buona salute, anzi per il pallido si sta riscontrando un continuo incremento delle popolazioni in special modo di quelle collocate negli areali più a nord che stanno conquistando sempre più vasti territori.
Un esempio è la pianura padana, in particolare nei grossi centri abitati, dove la presenza e l’insediamento di questa specie si stanno ampliando sempre più frequentemente.
Ecologia ed Habitat
L’habitat di questa specie è tipicamente caratterizzato dal clima mediterraneo o per lo più marino, con estati torride e secche ed inverni miti che preservano tendenzialmente ed in larga parte, la microfauna che sarà l’alimentazione base di questi uccelli che protraggono la loro presenza autunnale più del dovuto. D’altra parte, va ribadito che le variabili che condizionano questi habitat non sono certo determinate, in questo caso, dalla sola presenza di insetti volanti, quando si sa che il rondone si può permettere di inseguire la microfauna di cui si nutre, in ogni dove e con assoluta facilità!
Seppure logicamente determinante in questa selezione, va ricordato che spesso la scelta di un habitat ricade sulla possibilità di trovare luoghi ove collocare il nido, funzione preminente di ogni essere vivente e mancando i quali, non sarebbe possibile la prosecuzione della specie.
Abbiamo spesso verificato l’effetto di questa variabile, in particolare in queste ultime decadi, nel cui corso, lo sviluppo edilizio ha provocato distruzioni di habitat una volta assiduamente frequentati da questi uccelli insettivori volanti.
Vecchie case con grondaie e tetti cadenti, al tempo luoghi di nidificazione di rondoni, sono state ammodernate e ristrutturate, scacciando così inconsapevolmente e definitivamente colonie che vi erano collocate da decenni.
Tant’è che oggi, solo in città dotate di vecchi centri storici con antichi palazzi, rovine, castelli e manieri, lasciati immutati da ogni moderna ristrutturazione, si possono osservare ancora quelle consistenti colonie che i nostri stessi avi osservavano ai loro tempi.
Morfofisiologia
Il volo del Rondone pallido è molto potente ed assai agile e fluido. Non vi sono acrobazie aeree che non sappia eseguire alla perfezione, senza un attimo di esitazione e con la massima disinvoltura. Operazioni che il soggetto sa effettuare anche solo dopo alcune ore di quel volo che lo terrà per aria per due o tre anni senza toccare terra!
Planate e giravolte, virate e cabrate, impennate inverosimili ed avvitamenti inspiegabili, intervallati da fasi di rapida battuta alare.
Ogni gioco è ripetuto da tutti i rondoni ed in qualsiasi momento del volo, configurando con ogni probabilità un segnale di socialità e coesione del gruppo o, chissà mai non lo si scopra attraverso lo studio, forse dei messaggi per indicare dove il cibo abbonda.
Il Rondone pallido viene così chiamato per una leggera sfumatura ambrata nel piumaggio che lo differisce dal comune, uccello uniformemente più scuro. Condizioni che possono essere verificate con certezza solo quando si analizza un esemplare catturato e maneggiato. Ogni altra considerazione di carattere morfologico su un uccello avvistato in volo, è sempre soggetta ad interpretazioni personali, condizionate vuoi dalle buone condizioni di luce, da un’estrema vicinanza nell’osservazione oppure dal trillo che, peraltro molto occasionalmente, emette durante il volo.
La certezza è quindi condizionata generalmente dal periodo di deposizione della seconda nidiata e dal periodo in cui viene avvistato.
Nel nord Italia, punto più settentrionale del suo areale, il 10/15 di luglio può essere il limite temporale di demarcazione fra la presenza delle due specie: dopo quella data abitualmente solo il pallido è ancora presente nell’area.
Quello che stupisce in questo uccello è la forma delle ali e la loro spropositata lunghezza. Gli adulti di 50 g vantano anche 40 cm d’apertura alare. Un motore potente che permette, anche a basso regime, velocità incredibili.
Il becco è cortissimo. La bocca, molto ampia, serve ad acchiappare gli insetti in volo. Finiscono in un grande sacco nel sottogola che permette di trasportarli, ammassati a centinaia, anche a distanze considerevoli, fino al nido. La coda è corta, fortemente biforcuta, e quando è aperta si notano sei coppie di timoniere.
Le zampe sono in pratica visibili solo all’atterraggio, quando l’animale s’aggrappa con le unghie alle pareti adiacenti il nido. Come accade coi pappagalli o i picchi, i rondoni possiedono infatti delle dita zigodattili, con le due esterne opponibili per solide prese.
Per contro le zampe di questi uccelli sono talmente corte da rendere impossibile il decollo partendo dal suolo. Ne deriva che i giovani che cadono dal nido al momento dell’involo, non possono più alzarsi; moriranno a terra, miseramente, se non finiscono prima in bocca a un gatto.
Ma se il decollo ha successo, l’Apus pallidus e l’Apus apus pare abbiano una aspettativa di vita alquanto lunga, superando largamente i 12 anni.
Etologia e Biologia riproduttiva
Pur tuttavia si è notato che più del suo congenere, questo rondone ama stare in famiglia e spesso trascorre le notti insieme alla femmina durante la cova ed i primi giorni di vita dei piccoli. Un’intimità non comune in queste specie di volatili che sembrano soffrire quando sono obbligati a restare a terra.
Il tutto è spesso condizionato dalle condizioni climatiche esterne che non sempre offrono la possibilità di grandi bottini a breve raggio ma è probabile che sia più l’affezione tra i partner a condizionare questa scelta.
La coppia è di base monogama e si presume lo sia anche per alcuni anni, considerato che uno dei collanti principali che tiene unita la coppia, è la fedeltà al sito di nidificazione che viene ripetutamente occupato anno dopo anno. All’arrivo o comunque pochi giorni dopo o fors’anche durante la migrazione, la coppia si riunisce ed il corteggiamento avviene senza alcun ritardo.
Viene scelta una fessura oppure una tegola od un buco in una parete di una costruzione od ancora un pertugio in una roccia, in un buco pontaio di un vecchio palazzo, in una crepa nel muro di contenimento e persino il foro di scolo ormai rinsecchito, di un contrafforte stradale su un’arteria fortemente trafficata, ad un’altezza di pochissimi metri. Ciò con la consapevolezza che questi scoli potrebbero rivelarsi dei veri tranelli idraulici in caso di forti piogge.
L’importante che vi sia una benché minima capacità interna per l’accomodamento anche scomodo di un uccello in cova e dei due abituali piccoli che nasceranno.
Il nido è abitualmente in colonie di alcune coppie a volte isolate, per necessità logistiche e di spazio, da qualche decina di metri ma la convivenza durante le normali funzioni giornaliere è sempre garantita. D’altra parte, non si sono mai visti volare dei rondoni isolatamente ma sempre in gruppi uniti ed affiatati come è tipico di una vita sociale di gruppo.
Non si può parlare di un vero nido, in quanto è semplicemente un piccolo ammasso di materiale raccolto in volo ed incollato con la saliva tanto da formare una piccola coppa ovale. Sono generalmente soffici piume, fili d’erba rinsecchiti, pezzi di vario materiale: tutto ciò che può essere trasportato dal vento.
Vengono deposte d’abitudine 2 uova, raramente 3 e solo in via eccezionale 4, covate da entrambi i genitori per circa tre settimane.
Come anzi detto nel periodo di cova e di schiusa ed in particolare solo la notte, entrambi i genitori rimangono a volte sul nido tenendosi amorevolmente compagnia, quasi aspettando la nascita dei piccoli, ma all’alba uno dei due s’invola lasciando solo il partner fino al momento del cambio.
La durata della cova è di circa 20 giorni ed è effettuata da entrambi i genitori ma i piccoli restano nel nido a lungo ed hanno bisogno anche di 6 settimane per trovare la forza e il coraggio di gettarsi nel vuoto.
La prima nidiata viene effettuata dopo pochi giorni dall’arrivo e può corrispondere, a seconda del luogo, dalla fine di marzo alla fine di maggio mentre la seconda, verso luglio, mostra spesso ritardi anomali che possono portare il periodo di involo in tarda stagione autunnale, anche a fine agosto con un involo a metà di ottobre.
I piccoli vengono nutriti con grandi quantità di cibo molto proteico che li porta a divenire al momento dell’involo, addirittura di maggiori dimensioni degli stessi genitori.
Raggiunto il momento adatto, i piccoli non vengono più alimentati con costanza, in modo tale da invogliarli ad abbandonare il nido alla ricerca dei genitori e del cibo.
Il battesimo dell’aria è alquanto rischioso: un lancio nel vuoto senza alcuna esperienza e senza l’aiuto e l’assistenza di qualcuno e via per i cieli del mondo.
Se trovate un piccolo di rondone a terra, l’unico modo per salvarlo è prenderlo in mano e gettarlo da un luogo elevato. In pochi secondi, dopo il tuffo, raggiungerà con grida di gioia i compagni in volo.
Sinonimi
Cypselus pallidus Shelley, 1870.